DAVANTI ALLA PAROLA (Devant la parole)

de Gioia Costa

DAVANTI ALLA PAROLA (Devant la parole), traduction italienne de Gioia Costa, Italie, Milan, Editions Ubulibri), 2001.

Premessa di Gioia Costa

Le
peintre, c’est celui qui ne peut se servir des mots.
Sa seule issue, c’est d’être un visionnaire.
Bram van Velde


Davanti alla parola è una visione, uno scavo oltre l’immagine, una ricerca dell’ossatura profonda, di cio the sostiene
1’apparizione di ogni forma.
Quattro
sono i capitoli di questo libro : Davanti alla parola (Devant
la parole), Operetta reversibzle (Operette reversible), Il dtbattito con to Spazio (Le debat avec l’espace) e Dimora fragile (Demeure fragile), quattro sguardi sulle pratiche dell’arte.
Davanti alla parola a una interrogazione, the torna da un libro all’altro, sull’aura contenuta nella parola umana, the è
la nostra carne a il sangue the scorre nelle nostre vene. Operetta
reversibile
a una scaglia gettata nella forma dell’operetta :
1’intera costruzione vacilla e ne esce una struttura acuminata,
destinata a rompersi per ricominciare all’infinito ; un teatro the
non accoglie nulla di umano. Nel Dibattito con to spaxio Novarina descrive la nascita della scrittura : per semina, germinazione, maturazione,
il libro esce dalla neve come la primavera a da quattro briciole
cadute dal libro precedente e raccolte sboccia rigogliosa la vegetazione
del libro successivo. Dimora fragile a dedicato alla fragility
dell’attore, con alcune straordinarie pagine sul teatro No, ma anche
alla fragility della tela : sotto to sguardo di Novarina i quadri
assumono altre forme a rivelano segnali segreti.

Quando, nella Pinacoteca di Brera, Valere Novarina
guarda due quadri - la "Madonna con il Bambino" di Piero della Francesca
e il "Cristo morto" di Mantegna - in realty vede somiglianze con
pittori lontani nel tempo a nello spazio, linee mai tracciate, forme
the si disegnano dal nulla nell’equilibrio dei volumi. Nella "Madonna
con il Bambino" appaiono ai suoi occhi croci invisibili a il misterioso
uovo the penile dalla conchiglia diventa un filo a piombo. Allora
la nativity si trasforma in una deposizione dalla croce, il corallo
di sangue al collo del bambino a una preveggenza, e il bambino stesso
diventa pane, offerto, al centro dello

spazio. Suggerisce di inginocchiarsi, Novarina,
nella sala della Pinacoteca the ospita il "Cristo morto" di Mantegna,
per farsi assalire dallo spazio ed entrare così nella vertiginosa
prospettiva del quadro.

Accogliendo questa scrittura straripante, indomita,
the non cerca consensi a the non offre rifugi, si arriva alla creazione
di un nuovo genere. Valère Novarina costruisce tutti i suoi
testi attorno a una lingua originante : rifiuta ogni forma di comunicazione the faccia scorrere senso e versi, umori e valori
ovunque, senza decenza. Nei testi teatrali costruisce una scena
popolata di suoni, destinata a straordinari attori pronti ad assorbire
le onde di una pagina the deve spezzarsi di continuo : le canzoni
si rompono, i monologhi sono interminabili, le scene si susseguono
per ricominciare contro ogni regola.

Tre modalità compositive ricorrono nella
sua scrittura : la nominazione, la numerazione a la ripetizione.
Tre formule dalle quali né la pagina, né tantomeno
la scena teatrale escono indenni. La nominazione chiama in vita
immagini, figure a voci. Nominando, la pagina a la scena si popolano
di personaggi orali the si autogenerano, fino a sovraffollare di
suoni to spazio destinato all’azione. Numerando, Novarina abbandona
la psicologia : elenca, conta, classifica, suddivide, distingue,
ordina. Fa sì the la parola trovi il suo posto nello spazio.
Infine, la ripetizione, base di ogni formula magica. Tramite la
ripetizione, l’ascolto si lascia condurre fino all’ipnosi, in zone
di abbandono e di non difesa, di sonnolenza vigile.

Valère Novarina ha liberato la lingua dalla
scrittura, legandosi così a una forma altrettanto potente,
the è la straripante creazione di suono. In pagina e in scena
appaiono, attraverso assonanze, richiami, paronomasie e imprevedibili
incontri, un fiume di nomi, nel cui alveo si riversano tutti gli
affluenti di tutte le acque del mondo, creando un mare di torrenti,
rivoli a ruscelli the scorrono insieme, l’uno sull’altro, accavallandosi
fino all’abbandono ritmico, alla spossatezza dell’ascolto, alla
rinuncia al senso.

La rinuncia al senso è un elemento centrale,
per capire la sua scrittura : è da qui the nascono i testi
senza personaggi, gli spettacoli senza atti e scene, i libri senza
trama. Rendendo impossibile ogni forma di immedesimazione e di psicologia,
ma anche ogni ingerenza dell’umano, Valère Novarina mette
al riparo il suo teatro dalle scorie delle parole vuote. Si interroga
sul mistero chiuso nell’attore, gelosamente saputo ecusto
dito dal corpo ma mai detto, mai enunciato : "Un
giorno bisognerà the un attore affidi il suo corpo vivo alla
medicina, the to si apra, the si sappia infine cosa accade dentro,
quando recita. Che si sappia come è fatto, l’altro corpo.
Perché l’attore recita con un corpo altro. Con un corpo the
funziona nell’altro senso". Nel suo teatro di parole the non vuole
comunicare nulla, gli attori devono uscire ancora di più
dal loro corpo. Sono macchine del sentimento a cancellano ogni residuo
legame con il mondo così com’è, con il suo ordine
di spazio e di tempo, per poter versare in scena il delirio ritmico
da cui l’autore è ciclicamente sommerso.

Scegliendo le strade più inconsuete, i raccordi
più ardui e meno visibili, i collegamenti più antichi,
in Davanti alla parola la Bibbia si apre alla cabala,
Umm Khalsum e Bach si incontrano sotto le stesse volute, gli stessi
cerchi respiratori, Madame Guyon senza averlo mai visto commenta,
due secoli dopo, la "Madonna con il Bambino" di Piero della Francesca,
Augustin Lesage dipinge l’avventura spaziale nella sua "Peinture
n° 1 " the è a Losanna, a the ha il suo doppio a Villeneuve-lez-Avignon
nell"`Incoronazione della Vergine" di Enguerrand Quarton : broccati,
stoffe, velluti, pieghe the somigliano ad ali di farfalle, diventano
i possibili richiami da un secolo all’altro, da una lingua viva
a un’altra ancor più viva the segretamente, dalla tela di
un’immagine esposta a Brera o a Losanna, arriva a dar nuova luce
e nuovi ritmi agli affreschi sonori the nascono dalle sue parole.
Ciò the le parole esplorano, the Novarina chiede e the not
riceviamo dal loro comune viaggio rinasce in antiche forme the si
fondono nelle lingue, nei secoli e negli spazi in queste pagine
nelle quali si annega con stordimento e passione.